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Fonetica/Ortografia del longobardese; trasliterazioni del greco; abbrev.: a p. 2. [<<oldest] Fonte del greco: Dizionario Greco-Italiano, di Bonazzi, 1933 Questo e` il sito della lingua di Longobardi (CS) http://www.xanga.com/Longobardese
Anzitutto voglio chiarire alcuni vocaboli gia` trattati, in questo brano di p. 106, e altrove: "-- Kupsele^ = cavita` (quale quella dell'orecchio); cassa, cesta [profonda]. (Cf., Kuphellon) > Long. Cofanu (= cofano). Kupho^n = costretto a tenere la testa bassa: sforcato, birbone; < Kupto^ (= mi piego innanzi, ecc.)" "-- Co`fanu (= Co`fano) < Gr. Ko`phinos (= cesta, corba -- cioe' "grossa cesta bislunga" [profonda])." [In alcuni pinakes di Locri abbiamo visto dei cofani che venivano riempiti di frutti raccolti dagli alberi. L'invenzione dei cofani, come degli altri cesti di vimini, potrebbe essere anteriore all'agricoltura.] Adesso costato che anche Ing. Coffer e` stato derivato da Kophinos, perlomeno tramite il latino Cophinus. E ho intravvisto un'altra derivazione: -- Coppi`nu (= mestolo; Ing. Laddle, deep serving spoon) = copp-inu (piccolo copp-) < Gr. Ko`phinos o piu` esattamente *Kophidion (piccolo cofano, ma non fatto di vimini). (Una Coppina sara` stata una tazza o "piccola coppa" con un manico ricurvo, che forma un buco. Coppinu [nome di genere maschile] sara` stato il nome dato -- in epoca latina -- alla tazza col manico lungo, cioe` al mestolo.) -/- Kophinoo^ = metto (rinchiudo una persona) sotto il cofano [cioe`: lo copro col cofano), come soleva farsi per punire una persona. Intanto voglio precisare che -/- Gr. Ku`pho^n = collare (originariamento di legno che costringeva il paziente a tenera la testa bassa, ripiegata). Continuando ad attenermi alle definizioni o descrizioni del Bonazzi: -/- Gr. Kupsele^ (Cf. Kuphellon) = cavita` delle orecchie; cassa, cesta, ecc. -/- To Kuphellon [citato sopra] (adoperato solo al plurale) = l'aereo velo, nebbia, nuvola; talora la cavita` delle orecchie; le orecchie. Nel brano citato, derivai COFanu da KUPsele o KUPHellon indubbiamente perche` avevo notato un etimo comune a questi tre vocaboli. Infatti, lo stesso etimo e` presente in KOPHinos. Ebbene c'e` una cosa in comune ad un cofano, una cesta, un Ing. Chest, una cassa, un Ing. Coffer o cassaforte, un orecchio che ha la sua cavita` o la cavita` d'un orecchio, cioe` la CAVITA`. Ma come mai Kuphellon puo` significare l'aereo velo, nebbia, o nuvola? Quando parliamo o i Greci parlavano di un circolo, per "circolo" s'intende o la curva periferica [il perimetro] o l'area circoscritta dalla curva periferica. Ebbene, per "etere" s'intende l'aria o l'ambito circostritto dalla volta celeste, che e` una curva volumetrica. Invece si chiama Kuphellon [nome sostantivo] il volume nebbioso, pieno di nebbia, che e` circoscritto dalla curvatura celeste. Dunque, per "cavita`" si puo` intendere o una superficie curva o un volume che riempisce la superficie curva o e` circostritto da quella superficie. Dire Kuphellon e` dire <"le nuvole" che riempiscono la cavita` celeste>. [In longobardese, Nebbia = Neglia; Nuvole = Neglie. Dunque, il volume nebbioso e` un volume pieno di neglia o di neglie.] La volta celesta e` incurvata, un cofano e` incurvato (Kuphos), una cesta qualsiasi e` incurvata. Ma, per estensione, qualsiasi cosa che abbia un volume vuoto o ambito -- una casa, un vaso, una stanza -- puo` denominarsi Kuphellon senza riguardo alla forma della superfice. Kuphellon, Kupse, Kuphos, Kophinos, Kupho^n, e simili, sono basati sull'idea di KUPto^, cioe` curvarsi, piegarsi a forma di curva, formare una cavita` (o concavita`), e simili. Ma mentre Kuphos indica l'essere curvo, Kuphellon indica uno spazio steso o "pieno di qualcosa" di forma curva, il che mi apporta ad altri vocaboli longobardesi. -- Copaniare (= scavare una cosa solida affinche` sia fatta una cava, o vi sia fatta una cavita`) < *Kophinizo^ (cioe`: "rendo copanu"). [Kophinos = una cosa profonda, un profondo, sebbene il nome sia stato dato in particolare ad una cesta di vimini di una certa forma. Ma abbiamo visto che un piccolo Kophinos possa essere una tazza di ceramica.) -- Co`panu (che ha un vuoto; vuoto; Ing. Hallow) < Kophinos. (Invece Kuphos significa semplicemente "curvo o ricurvo", riferendosi alla forma della cosa scavata.) ---- Quannu dunano cose gratis, i genti s'incafuddranu dintra u magazzinu (= Quando danno cose gratis, le persone si affollano nel negozio). Aiu ncufuddratu renzuli e cuperte dintra nu tiraturu (= Ho stretto insieme lenzuola e coperte in un tiretto). Quei due esempi bastano per capire il significato di -- Ncufuddrare [in-cuf-ull-are] (= stringere insieme, accumulare stringendo, affollare, comprimere, pigiare insieme cose in un vuoto or vano: impaccare, inzeppare). Tutte queste nozioni comportano "stringere" cose in un luogo e quindi riempirlo. L'etimo del vocabolo e` CUFULL- che < Gr. KUPHELL(on), il volume o lo spazio di un incavo o di una cosa profonda (prima che fosse lo spazio sotto la volta celeste nebbioso o pieno di nuvole). Non e` attestato il verbo *Kuphellizo^, il quale significherebbe appunto: stringo in un posto, riempio, inzeppo, affollo, e simili. Comunque, Kuphellon come nome verbale connota la consequenza dello stringere, cioe` il rimpiere, per cui "Kuphellon"genericamente significa "un pieno zeppo" [Lat. Plenum], un folto, uno spazio ripieno. (Da notare l'It. Folto, addensato, il cui etimo e` FOL-, che e` poi il vocabolo inglese FULL, = pieno.) -- Fuddra [fulla] (= folla; Ing. Crowd) < un'abbreviazione di Kuphellon (un folto di gente). L'abbreviazione di KUPH-ell-on comporta la rottura dell'etimo: (ku)FELL-on. (Fuddra, Folla, Folto, e Full son tutti vocaboli formati con l'etimo novello.) -- Cafune (= uno che mangia tutto e di tutto, un riempitore di pancia; cafone) < Gr. Kuph-. [COF-, CUF-, CAF- sono varianti di un etimo greco.] __________________________ Incuriosito dalle mie derivazioni di Folla e di Full, che mi sono sembrate un po` incredibili, ho pensato di consultare il Dizion. Etim. Online per vedere che etimologia di Folla fosse stata fatta in passato. Ed ecco il testo: Folla

Mi accorgo che vi e` stato uno sforzo di trovare la base di Folla nell'IndoGermanico, che una volta soppianto` l'IndoEuropeo come la lingua della fratellanza etnica degli Europei e degli Indiani presso il fiume omonimo. Il Fol del tedesco antico non e` un etimo originario; e` il risultato di una abbreviazione o riduzione di un etimo protogreco. Nella prima fase della ricerca etimologica citata nel testo, si ipotizzo` un etimo primordiale, FAL, con le varianti VAL/VAR, che poi si ritrova in alcuni vocaboli del sanscreto: VRanomi (= comprimo, ecc.), samVRomi (= riempio), e VARas (= folla) -- che ovviamente sono i significati del greco *Kuphellizo. Apparentemente si volle presumere che Fal-/Fol- fosse un etimo originariamente germanico o indiano (sanscreto). E poi si penso` che alcuni vocaboli greci derivassero da Fal-, sebbene la F o digamma fosse stata troncata troncata, per cui si ha Eilo, Eilar, e simili. Questa benedetta digamma e` come un deus ex machina. Ebbene guardiamo un po` al verbo greco citato: -/- Gr. Eilo^ o Eileo^ o Eillo^ o Illo^ e` un verbo detto con piccole variazioni fonetiche da diversi greci classici. Il significato principale e`: serro, stringo. Al passivo, = stringersi (sotto lo scudo), raccogliersi insieme [cioe` farsi in una folla]. Dunque questo e` il vertbo attuale greco classico in vece di Kuphellizo^. -/- Eilar (-atos) = cio` che stringe, rinserra. (Eialapine^ = una compagnia per bere; un convito.) -/- Gr. Ehile^ = Folla, Schiera. (Il vocabolo con l' aspirazione piatta, Eile^, significa Calore o luce del sole.) Forse a causa di quella aspirazione, il vocabolo magnogreco tarentino per "Folla, Compagnia" divenne Beile^. A quanto mi pare, vi fu una seconda riduzione nel greco stesso del vocabolo Kupphellon: Kuph-ell-on > Phell-(on) > Eill- [Eillo^, ecc.] (= stringere; raccogliersi insieme; ecc.) Nel contempo, Phell- > PLE^re^s (= pieno), a causa del consueto mutamento da PH a P, o viceversa., e una metatesi tra E ed L. Poi Pleres > Lat. Plenun [= pieno]. E Plethos (= moltitudine; il popolo) > Lat. Plebs (= la plebe, il popolo). E da PLE^- il verbo greco Pimple^mi (= Lat. im-pleo, empio/riempio; al passivo: compio, adempio.) Una variante poetica di questo verbo e` Pimplano^, la cui N risuona pure nel latino "pleNum". E` il protogreco l'indoeuropeo! _____________________________________ Gr. Kokh- in: -/- Gr. Kokhlos = conchiglia; guscio (di chiocciola). -/- Lat. Cochlea < Gk. Kokhlias (= chiocciola). -- Cuqqhiaru (= cucchiaio, cucchiaro) < Lat. Cochlearium < Gr. Kokhlias. ----- -- Coppiare [coppi`u; aiu coppiatu; ecc.] (= prendere o trasferire col coppinu molte volte; Ing. To Scoop Out) < *Coppinare < Coppinu < Gr. Kophidion [gia` trattato]. Interessante il vocabolo inglese, Scoop, definito "bailing vessel" (vaso per cacciar fuori) e il verbo omonimo "svuotare cacciando fuori [o potremmo dire: Scodellare]; scavare; to hollow out [rendere vuoto togliendo qualcosa]; ecc.). Ovviamente Scoop equivale a "ex-cup" (portar fuori con una coppa), e "cup" , come "coppa", ci riporta a Kophinos e a *Kuphellizo^. Storicamente, Scoop < Medio Ingl. Scope < Medio Dutch/Olandese Schope (che foneticamente muto` "s-koph-" o "s-kop-" a "sciop-). -- Pilare (= pelare; metaforicamente spogliare o saccheggiare (senza che la vittima se ne accorgesse) < Lat. pilum (= pelo, capello) + are. Pilatu = senza capelli, calvo; spogliato. -- Pigliare (= pigliare, prendere, raccogliere; rubare). Pigliare de (= somigliare a; Ing. To Take After), ma piu` letteralmente, = prendere/ereditare l'indole, l'apparenza, o quel che si e`, ovvero "tingersi". "Un sacciu de china aiu pigliato" = "Non so di chi abbia preso: non so di chi mi sia tinto". ["Non so da chi abbia preso questa malattia, e non so da chi abbia o attinto la suscettibilita` alle infezioni."] Il significato fondamentale di "pigliare" sia longobardese che italiano e` quello di afferrare (con le mani) e tirare, per cui si dice "pigliare le mele dell'albero" e "pigliare i pesci del mare". Percio` non mi convince la consueta etimologia di Pigliare dal concetto latino "calcare fortemente, piantare" ("pil-are") che proviene da Pila (= mortaio). Non c'e somiglianza tra "afferrare e tirare/tirarsi" e "battere o calcare fortemente o leggermente". Pigl- e` lo stesso etimo dell'Ing. Pick (= To Pluck or To Gather) esattamente nel significato e praticamente nella fonetica. E poi c'e` il Pugno (Lat. Pugnus) che, per esempio, e` formato nell'afferrare una spada, che comporta lo stringere delle dita`. Pugno (pug-nus) contiene lu stesso etimo. Dunque PIGl- = PICK- = PUGn-: < Gr. PUKnos (= stretto, compatto, folto) o PUKnoo^ (= stringo [come nell'afferrare di una cosa, ecc.]) E "folto" a questo punto ( cioe` Puknos) ci dice che l'addensamento o le cose strette insieme costituiscono un pieno o un volume FULL. (Abbiamo derivato Folla, Full, ecc. da kuPHELLon, dove il concetto della pienezza conseque dall'impaccatura di cose strette. Il parlare di cose "Puknos" , strette o addensate, non comporta il riempimento di un volume. Percio` Puknos non significa "Pieno, Full".) Lat. Capio = Afferro [e, di conseguenza, Prendo], catturo, ecc.. Questo e` il verbo latino che significa "piglio" e quindi traduce il Gr. Puknoo^. E guarda un po`, CAPio (donde Catturo) ha l'etimo greco che abbiamo discusso: KAPH-, mentre il verbo greco classico, che equivale a Capio, e` una voce ridotta due volte: Eileo^ -- irriconoscibile a prima vista. Come ho gia` indicato alcune volte, il greco che costituisce il latino e` un greco antico, anteriore al classico. I dialetti greci classici, il latino, il frigio, il tracio, l'ittite, e tanti altri dialetti greci discesero dal greco del Levante anteriore alle invasioni proto-arabe del 4,000-3,000 a.C., ma il greco d'epoca classica ritiene moltissimo di quel greco antico o protogreco. ______________________________ -- Fuocu mia! (= ahime`; letteralmente = ? sciagura mia, guai miei, sventura mia; Ing. Woe Is Mine). Questo "fuocu" non e` quello che riscalda o brucia; dicendolo ci si riferisce ad una afflizione o turbamento di mente. "Fuocu mia!" e` una esclamazione di una smania propria (non di dolore, di gioia, e cosi` via), di uno stato d'anima, senza nominare la cosa che apporta questa smania. "Fuocu" si accosta a Gr. Phoitos (= l'andare errando smaniosamente, la smania, il furore), e quell'esclamazione equivale a "Che smania che ho!" Qualche sciagura o sventura subita e` sottintesa. Talvolta vi e` un seguito: "Ndue signu capitatu!" (= Dove sono capitato!) Forse "Phoitos emos" fu assimilato a "Focus meus" (= il fuoco mio), che = Long. "u fuocu mia," dato che e` l'aggettivo latino che viene adoperato (con desinenza longobardese). ______________________________ -- Nu Catabasciu (= una casupola, un' abitazione misera, "un buco nella terra") < Gr. *Katabasion < Katabasis (= discesa, il posto verso il quale si discende, il posto laggiu`). [Il vocabolo e` adoperato principalmente per descrivere una casa o una stanza; non e` il nome di un oggetto. I nomi lessici sono aggettivali/attributivi, come questo; o denominativi/sostantivi, come "casupola" e "tizio"; o astratti, come "cavita`" e "pendenza"; o verbali, come "discesa". Poi ci sono anche gli aggettivi verbali, come "accessibile".] Da notare che al presente questo e alcuni altri vocali vengono adoperati da poca gente, cioe' sempre di meno dal popolo del paese. Questo succede nella stessa misura in cui l'italiano viene sentito e parlato dalla gente (anche se i vocaboli italiani vengono mutati un po` per farli rassomigliare ai vocaboli traditionali del paese -- fenomeno di assimilazione). Questo fenomeno e` detto obsolescenza di vocaboli o di lingua, che non comporta un soppiantamento di vocaboli tradizionali. E` la mera assenza di un vocabolo italiano con lo stesso etimo [quale *Catabasso] che conduce al disuso del vocabolo tradizionale. I vocaboli presi da un'altra lingua sono o importati e adottati, adoperati consuetamente o prestati, cioe` adoperati ad hoc. Per esempio, "ad hoc" (= in questa occasione soltanto; per questo scopo), termine adoperato nella frase precedente ma non adoperato nella parlata comune per esprimere piu` o meno lo stesso concetto. (Ho adoperato "ad hoc" ad hoc.) -- Sparabbuottulu [sparabbuo`ttulu], nome aggettivale, detto spregevolmente di una persona piccola, bassa, come per dire "un ciottolo". Dunque un tizio e` detto d'essere come un sparabbuottulu, il che implica che il nome denota una cosa piccola o insignificante ("buottulu") che viene sparata. La confezione del nome e` di stampo italiano, esemplificato da "sparachiodi", un arnese per sparare chiodi invece di pallottole. (I nomi composti esprimono complimenti. Si contrappongono verbo e oggetto, appunto come "sparachiodi", "mangiafuoco", e "portacandele"; oggetto e oggetto senza desinenza di complemento [di stampo prettamente inglese], come "stazione radio" (= radio station) e "ferrovia" (= [iron-]railroad), mentre "terr-e--moto" deriva da una frase complementare, "terr-ae motus", letteralmente equivalente a "movimento/vibrazione di terra", e ridotta in inglese ad oggetto+oggetto: "earth-quake".) Ebbene, qualunque sia il significato letterale o etimologico di "sparabbuottulu", un uomo chiamato cosi` non e` chiamato "uno che spara buottuli"; lui viene chiamato un buottulu, una cosa piccola. Infatti, "buottolu" esprime una cosa piccola: buott-ulus. Che cos'e un piccolu BUOTT(u)? Non e` un botto (una percossa o un rumore secco). Mi sembra che "buottulu" sia un variante di "bozzolo" o, seguendo le alternative greche di "-ss-" e "-tt-" [prasso^, pratto^], di "bossolo". Una definizione di Bossolo e` "involucro cilindrico contenente la carica di lancio dei proiettili delle armi da fuoco." Longobardesi che adoperavano fucili parlavano di cartucce. "Cartuccia" e` di fattura francese ed e` il sinonimo di "Bossolo". Dunque direi che "sparabbuottulu" e` un vocabolo italiano importato (con le dovute modifiche di assimilazione), ma a quanto pare, *Sparabossolo e` un vocabolo obsoleto nella lingua italiana. Comunque, l'italiano "sparabossolo" significherebbe "bossolo da sparo" e non "arnese per sparare bossoli" (quale l'archibugio, il fucile, o il moschetto), il che indica che "sparabossolo" e` in realta` di stampo inglese. E` stato detto che It. Bossolo < Bosso + olo < Lat. Buxu(m) < Gr. Pyksos [Pyxos o Pyxis] (= scatola di bosso). Il bosso e` un arbuto orientale, e di certo lo e` il suo nome. Non si riscontra "bossolo/buottulu" o "puxis/bussu [in altri dialetti]" nel longobardese. -- Avantisinu (= grembiule; Ing. Apron) = il davanti-seno, cioe` la cosa o panno che una donna si pone davanti al seno per mantenere pulita la veste o il vestito. In questo vocabolo si contrappone un avverbio e un nome. E` prassi greca contrapporre avverbio e nome, oppure nome e verbo o nome verbale (anagolmente a "erba-mangiatore" e quindi "erba-mangianza", ecc.), oppure verbo e nome (anagolmente a "mangiapreti"), ecc. "Grembiule" o "Grembiale" e` in realta` un aggettivo: grembo + il suffisso latino che forma un aggettivo; per es., Latium --> Lazialis (= del, appartenente al, Lazio), ma qui il suffisso comporta "da grembo [per servire da grembo]", cioe` da cosa o panno che s'incava (alla parte frontale della persona). [Originalmente dicevasi grembo quell'incavo di una veste formatosi tra le ginocchia di una persona seduta e poi -- gia` in epoca romana -- venne a significare l'incavo matrice della donna, il ventre. Quindi e` possibile che originalmente il vocabolo "grembiale" significava il pannolino che s'incava nel ventre in certi periodi lunari.] Ovviamente oggigiorno i due vocaboli denotano lo stesso oggetto, ma non sono traduzioni reciproche delle loro componenti lessiche, dei loro significati etimologici,.... come spesso accade nelle traduzioni. --- Avanti/Davanti < Lat. de ante (= dalla parte frontale). --- Sinu < Lat. sinus (= seno, petto muliebre), che ho discusso tempo fa`. --- Grembo (= incavo) < Lat. gremium (= bracciata di legna, erba o altro): di origine ulteriore sconosciuta. Ma io proseguo: --- Lat. Grem(ium) = una bracciata di cose, che presuppone un abbracciare o tenere tra le braccia ricurve. Ecco perche` Gremium o Grembo puo` significare l'incavo formatosi nell'abbracciamento. (Questo e` l'incavo periferico dello spazio tra le braccia.) Al proposito:
--- Gr. Grupos = curvo; piegato (come naso adunco). Gr. Grupoo^ = io incurvo. Gr. Grupote^s = curvatura. Quindi Grem(ium) < Gr. Grup-.
--- Gr. Grup(os) > Lat. Gre(x)/gre(gis) (= gregge), cioe` un gruppo di ovini o bovini o di altre cose mobili che non sono tenute fra le braccia. (Le cose letteralmente abbrancate -- prese e tenute fra le braccia -- costituiscono una bracciata. Le legna tenute fra le braccia sono di conseguenza cose aggruppate, messe a gruppo. Non avendo il vocabolo "gruppo" generico, i romani dicevano che codeste legna erano un fascium. Nel longobardese si parla di fasciu e di vrazzata, ma non di gruppu, a meno che si parli di gente o di cose non contenute, cioe` nel senso latino di "gregge".) --- Gr. Grup(os) > (verbatim) It. Gruppo; Long. Gruppu: Un complesso di cose che risulta da un atto o da una cosa circondativa; l'insieme delle cose circondate o circoscritte.
--- Gr. Group(os) > Ing. Grip (:"Pinch") = una "ditata/pizzicata" di cose, come di sale. (Aggiungo "Ditata" a Bracciata/Abbrancata e "Manata"/Impugnata di cose -- cose che vengono avvinte dalle dita o dalle braccia e dalle mani, cioe` da organi che circondano e stringono delle cose insieme. In verbo To Grip {[< Grapen] [= It. Avvinghiare ((delle monetine o ciliege sul tavolo raccogliendole con le punte di tutte le dita))]} e` analogo ad Abbrancare e Impugnare. __________________________ --- Guarda gua`. Ccu tuttu su piglia piglia, un ci reste nente. (Guarda, guarda. Con tutto questo arraffare, non vi resta niente.) --- E` jutu a cumprare* u casu ppe -r- a festa e mo paganu a ttia ppe t'u cumprare! L'e` juta culata. (E` andato a comprare il cacio per la festa e adesso pagano a te per comprartelo! Gli e` andata a proposito.) --- Dorma o risbigliati, ma u stare* ntanta viglia. (Dormi o svegliati, ma non sonnecchiare [o meglio: non stare alquando sveglio].) Forse "ntanta viglia" deriva da una locuzione latina tarda: "in aliquandum vighilia", Ing. "somewhat in wakefulness", cioe` tra la veglia e il sonno. - *Vorrei notare en passant che, come si sa, ogni vocale detta separatamente ha il proprio livello o apice [pitch] di suono, per cui le vocali italiane o longobardesi formano questa scala: "U O A E I" con un piccolo sdoppiamemento della O e della E. Pero`, come ho scritto in un certo studio di musica, in una data locuzione o progressione di suoni di voce, l'apice di una vocale puo` subire un aumento o una diminuzione. Per esempio, nel dire "a cumprare", la U vien detta con il suo apice normale. Invece, quando si dice "ma u stare", vi e` uno sbalzo da A ad U per cui l'U e` aumentata, alzata, in apice. Chi in altri dialetti dice "ma nu stare" non fa lo sbalzo, per cui la U e` detta al suo livello normale. In musica, la notazione di un tono aumentato in apice e` #; nella scrittura del greco, il segno diacritico e` una piccolissima c al disopra della vocale che e` prodotta con uno slancio gutturale di fiato. Il segno diacritico e` chiamato "aspirazione dura" e spesso viene transliterato in alfabeto romano con una H prefissa. [Questa H non ha il significato del fonema inglese WH(o) o del fonema Hu(ge).] L'opposto e` una asprazione liscia o piatta. Le aspirazioni sono scritte sempre dove cade l'accento tonico della parola. (I mutamenti di apice che occorrono nel corso di una progressione di sillabe in una phrase o un verso sono tutt'altra cosa. Ogni locuzione ha le propria aspirazioni, appunto secondo il seguito delle vocali. In "ma u stare" lo slancio avviene nel preparsi a dire "stare". Se si deve dire soltanto "ma u", allora si sta al livello normale. Si dice che alcuni leggono come un libro stampato: leggono parola per parola senza prevedere il suono delle parole che seguono e che dovranno essere proferite.) _____________________________________ -- Filisdei (= Filistei), vocabolo importato a Longobardi tramite la Chiesa, sia esso stato introdotto in greco (che dubito), in latino (probabilmente), o in italiano (parlato dai predicatori ad un popolo che parlava il longobardese, cioe` una lingua vicina all'italiano). Sappiamo che il vocabolo denota un popolo antico del Levante che fu martorizzato e conquistato dagli invasori, una compagine di ebrei e aramei. Ma gli scrittori della Bibbia fecero di loro degli oppressori del Popolo Santo. (Le storielle sono scritte sempre da coloro che vincono.) Data la forma longobardese del vocabolo, "filisdei", direi che esso e` un vocabolo da gente che gia` parlava principalmente latino. Gli ascoltatori sentirono qualcosa che somigliava a "fili dei" (= figli di dio), ma questo dio era uno "sdio", analogamente ad un disanimato o un dissimulatore, non un dio vero. Dopo tutto loro erano gente malvagia e senza il dio vero. Il vocabolo greco e poi latino era stato calcato sul nome ebreo di quella gente malvagia: P'lishtim o Pilishtim, che e` il plurale di Pilisht. Il vocabolo greco sente PH per P (cosa consueta), non puo` trascrivere SH e adopera semplicemente S, e in questo caso esprime il plurale aggiungendo una desinenza plurale invence di convertire -im. Il risultato: Philistinoi; dovrebbe essere PHILISToi. Comunque nessuno sa il significato del vocabolo ebreo e l'accostamento fonetico fatto a "pelesh" non serve a nulla inquanto questo verbo puo` significare: dividere, attraversare, invadere, ecc. A quanto pare nemmeno i greci capivano o capiscono cosa significhi "philistinoi". C'e` gia` dell'evidenza che i filistini non era gente semitica e che aveva una comunanza con la gente di Creta o di Micene, ma allora il loro nome dovrebbe essere greco. E guarda caso, i filistini [dal greco Phlistinoi o dal latino Philistini] sono stati chiamati Filistei o Filisdei, cioe`si e` adoperato il nome plurale corretto: "Gr. Philistoi: It. Filistei [Filisti]: Long. Filisdei" sebbene le voci italiane e longobardesi abbiano erratamente l'accento tonico sulla penultima lettera. *Philistos o *Philiste^s non ha nulla a che vedere con gli dei. L'attestato vocabolo "Philistos" e` un superlativo poetico (cioe` antichissimo) di "Philos". Quindi "Philistoi" significa "gli amicissimi" o "gli associati". La loro patria, Philistia [P'LeSHeTH in ebreo, PaLuSaTa in egizio, Palastu in Accadico], significa La Terra degli Amicissimi o La Compagnia (o forse La Politeia, a dirla in greco classico). Loro, agricoltori e costruttori, erano stati gli abitanti originali di quella terra usurpata che poi i Romani denominarono con l'aggettivo "paleastina" ovvero Terra Palaestina [Pale`stina, non Palesti`na]. _______________ Quel che rimase (per un paio di secoli) della Philistia o Palestina dopo gli assedi del territorio e lo scisma politico in Regno d'Israele (dei figli di El, israeliti che parlavano aramaico) e Regno di Giuda (dei figli di Yahweh, giudei che parlavano ebreo): "Palestine City-States". (Quei due popoli di pastori e mercanti ridedicarono gli splendidi templi trovati rispettivamente ai propri dei, El e Iave`.) Wikipedia photo
18 March 2007
Philistines, but less and less Philistine In recent years, excavations in Israel established that the Philistines had fine pottery, handsome architecture and cosmopolitan tastes. If anything, they were more refined than the shepherds and farmers in the nearby hills, the Israelites, who slandered them in biblical chapter and verse and rendered their name a synonym for boorish, uncultured people. Archaeologists have now found that not only were Philistines cultured, they were also literate when they arrived, presumably from the region of the Aegean Sea, and settled the coast of ancient Palestine around 1200 BCE. At the ruins of a Philistine seaport at Ashkelon in Israel, excavators examined 19 ceramic pieces and determined that their painted inscriptions represent a form of writing. Some of the pots and storage jars were inscribed elsewhere, probably in Cyprus and Crete, and taken to Ashkelon by early settlers. Of special importance, one of the jars was made from local clay, meaning Philistine scribes were presumably at work in their new home. The discovery is reported by two Harvard professors, Frank Moore Cross Jr. and Lawrence E. Stager. In the report, the two researchers said the inscriptions "reveal, for the first time, convincing evidence that the early Philistines of Ashkelon were able to read and write in a non-Semitic language, as yet undeciphered. Perhaps it is not too bold to propose," they wrote, "that the inscription is written in a form of Cypro-Minoan script utilized and modified by the Philistines — in short, that we are dealing with the Old Philistine script." Dr. Cross said the script had some characteristics of Linear A, the writing system used in the Aegean from 1650 BCE to 1450 BCE. This undeciphered script was supplanted by another, Linear B, which was identified with the Minoan civilization of Crete and was finally decoded in the mid-20th century. The two researchers and other scholars said it was not surprising that the Ashkelon inscriptions were in an Aegean type of writing. The biblical Philistines are assumed to have been a group of the mysterious Sea Peoples who probably originated in the Greek islands and migrated to several places on the far eastern shores of the Mediterranean. The locally made storage jar, bearing seven signs, was found several years ago buried under debris of a mudbrick building, which appeared to date to no later than 1000 BCE. After the 10th century, the Philistines borrowed their Israelite neighbors' Old Hebrew script and alphabet then evolving from Phoenician writing. By then, the Philistines and Israelites had been in such close contact that they appeared to have reached some degree of amity, though tradition never forgot Goliath as the bad Philistine. Source: The New York Times (13 March 2007) _____________________ Gli scritti dei filistei che sono cominciati ad emergere sono pochi e` indecifrati. Si conoscono perloppiu` alcuni dei loro nomi propri, tramandati in ebreo, che non sono nomi semitici. Ad esempio: --- "Goliath" si accosta a Gr. Kholios (= adirato, sdegnato). (Khule^ = bile; bile, collera.) --- "Phicol" si accosta a Gr. Phylakion (= guardia; soldato di guardia) o Phylakte^r (= guardiano; difensore, protettore). -- "Achish" si accosta a Gr. E^khe^eis (= risuonante). (E^khe^ = dorico Akha = suono, rumore, grido.) -- "Seren" (=? capitano) si accosta a Gr. Sidero(phoros) (= armato di ferro). I filistei avevano armi di ferro, mentre i loro nemici (provenienti da un deserto tra l'Egitto e la Palestina) avevano acquisito armi di bronzo indubbiamente con le rapine fatte in Egitto prima di partire (delle quali c'informa la Bibbia gloriosamente). -- "Delila" si accosta a Gr. Delear (= esca; allettamento). ________________ Da Wikipedia: I Filistei Strutture politiche Essi fondarono, come ci tramanda la Bibbia almeno cinque città lungo il litorale, sui siti attuali di Ashdod, Ashkelon e Gaza; e furono in conflitto con il popolo israelita, come è raccontato nella Bibbia. Queste città non erano concentrate sotto un unico scettro: infatti erano governate da dei principi che stavano agli ordini di un re. Quindi possiamo dedurre che le città filistee erano dei principati federati. Quindi il vocabolo "Philistoi" si puo` tradurre in "I Federati." I nomi Philistoi e Philistia sono nome politici, non etnici, e si riferiscono in particolare a quel lembo di terra sulla carta geografica e ai suoi abitanti. Allora "Philistia" equivale a "La Federazione." Non si conoscono nomi etnici, ma un paio di secoli dopo l'800 a.C., Geremia si lamentava: "Il Signore rovinera` i filistei, la rimanenza del paese [patria] di Caphtor." Assumendo che i filistei venissero d'oltre mare, alcuni commentatori si sono cimentati ad identificare questo paese denominato Caphtor, mentre direi che Caphtor e` quel paese, poi detto Palaestina, del quale rimaneva Filistia (La Federazione). "CAPHtor" ha varie risonanze nel lessico greco. Proprio in Palestina c'e` una cittadella presso il Mare di Cesarea o Galilea, Cafarnao, che in latino e` detta CAParnaum. (Josephus la scrive in greco: Kapharnaoum.) C'e` un promontorio nell'Eubea che, forse per la sua forma "kaph-" e` chiamato KAPHe^reus. A Longobardi e ad altri paesi della Magna Grecia ci sono dei luoghi chiamati "CAFarone", come ho spiegato tante pagine fa`. Forse KAPHtor vuol dire, in tante parole, "la terra del (mare) basso/depresso [il Mar Morto]" appunto come quando si dice "la terra del (fiume) Indo" o "India". Non e` inverosimile che CaPHToR equivalga a *KaPHaTR-ia (Terra del Depresso) e che un cittadino fosse chiamato Kaphrate^r. (Poi i greci gia` emigrati scissero l'etimo e si ottenne la Phratria, Patra in dorico, per cui il latino "patria" non significa affatto "paese paterno" -- significa genericamente "paese, country, terra abitata da concittadini".)
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